Assassin’s Creed Origins – Recensione

Dopo l’uscita di Assassin’s Creed Syndicate, Ubisoft dichiarò di volersi prendere una pausa di un anno per rivedere alcune meccaniche del brand e consegnare un prodotto più rifinito, senza dover inutilmente accelerare i tempi. Abbiamo tutti capito ed anche apprezzato questa dichiarazione di Ubisoft, passando un anno senza poter tornare nel mondo di Assassin’s Creed (se non consideriamo il debutto cinematografico del franchise, abbastanza deludente tra l’altro).

Due anni dopo eccoci qui, con Assassin’s Creed Origins, a tirare le somme e valutare se e quanto l’attesa sia stata ripagata.

Le origini del Credo

Come intuibile dal sottotitolo Origins, il nuovo capitolo di Assassin’s Creed si pone come preludio per le storie di Altair, Ezio e degli altri assassini che abbiamo potuto impersonare nel corso dei precedenti episodi. Il protagonista designato, questa volta, è il medjay Bayek di Siwa, una ex-guardia del corpo del faraone ed una sorta di protettore del popolo dell’antico Egitto nel periodo tolemaico. La trama ruota attorno al desiderio di vendetta di Bayek e sua moglie Aya (anche lei personaggio giocabile in determinate sequenze) nei confronti dell’Ordine degli Antichi, che fa le veci dell’Ordine del Templari che, come l’Ordine degli Assassini, non è ancora stato fondato.

Torna ad avere maggiore risalto anche la storyline nel presente, in cui impersoneremo una misteriosa impiegata dell’Abstergo chiamata Layla. Fa molto piacere notare il tentativo di Ubisoft di riprendere alcuni accadimenti del presente avvenuti nei precedenti episodi, soprattutto considerando come nei capitoli next-gen di Assassin’s Creed, questa parte di storyline sia stata grandemente snobbata.

Il primo approccio al gameplay di Origins è abbastanza spiazzante. Si viene subito catapultati in un combattimento, e tutto ciò che avevamo imparato nei precedenti episodi improvvisamente si rivela inutile. Ci ritroviamo quindi con due tipi di attacchi: uno leggero e uno pesante per spezzare la guardia del nemico; abbiamo la possibilità di schivare e di parare con uno scudo; ma soprattutto possiamo agganciare i nemici per affrontarli meglio uno per volta. Il sistema di combattimento è diventato quindi del tutto paragonabile a quello di un classico Action RPG, ma non è l’unica componente di Assassin’s Creed Origins a virare verso l’RPG.

Le sequenze stealth, seppur leggermente modificate, restano sostanzialmente invariate. Abbiamo la possibilità di assassinare i nemici sfruttando la lama celata, anche se in alcuni casi questo si rivelerà impossibile a causa dell’introduzione di un sistema a livelli. Bayek ha infatti un livello che è possibile aumentare attraverso i punti esperienza guadagnati durante le varie missioni principali e secondarie, ed anche tutti i suoi avversari hanno un livello. Ed ecco quindi che basta incontrare un nemico di un paio di livelli superiore a Bayek che ci ritroveremo impossibilitati a svuotare tutta la sua barra della vita con un attacco furtivo od un colpo di freccia dritto in testa.

Salendo di livello, oltre ad aumentare salute e danni di Bayek, serve anche a sbloccare abilità come avevamo già visto, ad esempio in Syndicate. Tutte le missioni hanno il livello consigliato da conseguire per affrontarle. Nonostante la difficoltà sia stata questa volta divisa in Facile, Normale e Difficile, per tutti e tre i livelli di difficoltà basta raggiungere il livello consigliato per poter affrontare la missione in relativa tranquillità. Affrontando, ad esempio, una missione livello 20, con Bayek di livello 16, si rivelerà impossibile anche a Facile, dato che i nemici oneshotteranno Bayek a vista. Possiamo quindi affermare che con questa svolta RPG il livello generale sia aumentato, e contemporaneamente Ubisoft ha trovato un modo per spingere al completamento delle missioni secondarie per poter raggiungere il livello desiderato. Queste sono abbastanza varie e numerose, quindi non interviene quel meccanismo di frustrazione che solitamente accompagna queste scelte di game design.

Un’interessante introduzione è la presenza dell’aquila Senu, che Bayek può utilizzare per studiare la mappa di gioco dall’alto e individuare obiettivi. Molto utile, più che nelle missioni vere e proprie in cui è abbastanza superflua, durante lo studio degli avamposti, per individuare nemici e punti di interesse. Peccato per l’utilizzo troppo forzato e poco incisivo nelle missioni principali e secondarie.

Altra novità è l’introduzione di livelli e rarità per quanto riguarda i vari oggetti che si possono lootare nella mappa di gioco. Spade, scudi, archi e costumi hanno quindi potenza e rarità differenti in Origins, e sono tutti potenziabili attraverso sarti e fabbri dislocati per l’enorme mondo di gioco, a patto di avere i materiali giusti. Per procurarsi i materiali bisogna cacciare gli animali (sono presenti numerose specie molto ben realizzate), presenti in gran numero nell’open world di Origins.

Dal punto di vista tecnico, non riusciamo a notare grosse differenze rispetto a Syndicate e Origins. Ci troviamo sempre ai livelli di un tripla A, ed il framerate è abbastanza stabile, ma (seppur l’impatto grafico sia soddisfacente) non siamo così sbalorditi dalla qualità di grafiche e texture, e siamo anzi un po’ delusi quando ci ritroviamo di fronte a leggeri bug e glitch grafici come animazioni sballate di animali e compenetrazioni poligonali. Solo poche volte ci siamo ritrovati con bug effettivamente fastidiosi, come caricamenti infiniti o glitch audio che non permettevano di sentire i dialoghi in-game. In entrambi i casi è stato sufficiente chiudere il gioco e riavviarlo.

Ci aspettavamo un grosso passo in avanti con Assassin’s Creed Origins e siamo stati accontentati. Sono stati accantonati quegli irrealistici scontri fatti con nemici che attaccavano uno per volta, e colpi di spada parati con la lama celata. D’altra parte, abbiamo ottenuto un gameplay molto più standard, Action RPG, e simile a parecchi altri titoli del panorama videoludico odierno (ad esempio The Witcher). Una mossa che può piacere come no, ma la cui realizzazione è quasi impeccabile. Abbiamo quindi un Assassin’s Creed con un gameplay curato, un comparto tecnico sufficiente ed una quantità di contenuti tale da rendere il gioco decisamente longevo. Peccato per qualche bug qua e là, ma tanto oramai su questo ci abbiamo fatto il callo.

8

The Good

  • Sistema di combattimento rivoluzionato...
  • Ambientazione ispirata ed evocativa
  • Ubisoft si ricorda della storyline nel presente

The Bad

  • ...ma ad alcuni la svolta RPG potrebbe non piacere
  • I soliti bug son sempre presenti

Nintendaro, Marvel fanboy, collezionista. Amante di film, serie tv, fumetti e (ovviamente) videogiochi, a tempo perso cerco di laurearmi in ingegneria. Mail: sistoernesto@respawn.it

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