Recensione Devil's Third

Devil’s Third, la nuova opera del maestro Itagaki, diverte ma non convince.

Devil’s Third rientra in quella categoria di giochi che, per le più svariate motivazioni (ma che nella maggior parte dei casi si traduce in problemi finanziari), vengono dimenticati da pubblico e distributori. Nella fattispecie stiamo parlando di un titolo ideato ed annunciato nel 2010, per poi essere “accantonato” dopo il tonfo finanziario di THQ. A questo punto, in realtà dopo 4 anni, Nintendo decide di investire sullo sviluppo dell’ormai defunta opera di Valhalla Studio, in modo da soddisfare lo spirito “hardcore” di una larga fetta di utenza ormai orfana dall’esperienza con Bayonetta 2. Senza fare troppi giri di parole, il risultato dell’operato di Itagaki è un gioco decisamente castrato nel suo concept se paragonato con quanto annunciato nel 2010. Detto questo procediamo con l’analisi del titolo.

È bello ciò che piace

Come di consueto cominciamo con i lati positivi. Devil’s Third è un gioco divertente, è innegabile. La freneticità degli scontri è in grado di dare delle sensazioni molto piacevoli al videogiocatore, ed è proprio qua che più si sente la mano di Itagaki. Il sistema di combattimento è infatti un ibrido tra uno sparatutto in prima persona ed un action puro; il giocatore può quindi approcciarsi sia con armi da fuoco, che con armi corpo a corpo quali spade, coltelli e disparati “oggetti contundenti”. In linea di massima Devil’s Third vuole porsi come un titolo tamarro, cosa sempre ben voluta in giochi di questo genere, e ci riesce alla grande. Il design dei personaggi e i dialoghi, seppur scarni, sono volutamente trash ed esagerati, riuscendo però a non cadere nel cattivo gusto. Se il nostro giudizio sul gioco dovesse basarsi unicamente su quanto detto fino adesso, ci troveremmo davanti ad un ottimo titolo, ma la realtà dei fatti è ben diversa ed ora ve ne spieghiamo il motivo.

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Itagaki cos’hai combinato?

Non vi abbiamo volutamente ancora parlato della trama di Devil’s Third perchè è da qui che comincia la lunga trafila di “cose che dovevano essere pensate meglio”. Il gioco inizia con una rivolta all’interno della prigione in cui Ivan, il nostro alter ego, sta scontando una pena per atti terroristici. Viene quindi contattato dal Governo degli Stati Uniti in quanto necessitano del suo aiuto per fermare un gruppo di criminali, nonchè gli ex compagni di Ivan, intenti a sabotare i satelliti che controllano le “super armi” Americane. La struttura della storia e il design con cui sono rappresentati i nostri poco amorevoli ex colleghi di scorribande, richiama in parte ad un opera cinematografica di un noto regista… diciamo che chi ha visto Kill Bill capirà a cosa mi riferisco. Se però possiamo chiudere un occhio sulla banalità disarmante della trama, non si può fare altrettanto sugli errori di level design a cui ci si trova di fronte per tutta la durata del gioco. La famosa verticalità che avrebbe dovuto contraddistinguere Devil’s Third è stata ridotta ad una manciata di muri scalabili sparsi qua e là nei livelli, giusto per fare da intermezzo tra uno scontro e l’altro. Molte volte ci troveremo nella situazione di voler scalare pareti per avere una visuale migliore sui nemici o, più semplicemente per il gusto di esplorare, ma il gioco ce lo proibirà semplicemente piazzandoci di fronte ad un muro invisibile e invalicabile.

Se da un lato i movimenti e gli scontri POSSONO risultare frenetici, dall’altro dovremo obbligatoriamente usare la visuale in prima persona, con relativo rallentamento negli spostamenti del nostro personaggio, per mirare con precisione e non finire morti stecchiti sotto le pallottole altrui. Inoltre non è mai ben chiaro al videogiocatore quando è necessario l’utilizzo della arma da fuoco e quando l’optare per il corpo a corpo risulta essere la scelta migliore. Questo è dovuto dal fatto che le dimensioni delle zone in cui affronteremo i nemici sono decisamente mal concepite: a volte troppo strette, altre troppo estese. Il posizionamento dei soldati contro cui ci confronteremo farà trovare spesso Ivan al centro del fuoco nemico rendendo poco intuitiva la miglior tattica da utilizzare. Questo mal posizionamento dei nemici porta molte volte a dei picchi di difficoltà notevoli, cosa magari non del tutto negativa se fosse stata pensata con un minimo di cognizione di causa. Capita infatti non di rado di dover affrontare orde di soldati muniti di lanciarazzi all’inizio del livello oppure di venire assaliti alla spalle da innumerevoli ninja senza ricevere il minimo avvertimento dal gioco. Magari per poi ritrovarsi successivamente a passeggiare in immense zone prive di forma di vita. Gli spostamenti sono rapidi quanto inutili  e danno la parvenza di essere stati inseriti come pretesto per usare il fantomatico sistema di scalata, che poi così eclatante non è. Gli sviluppatori, probabilmente rendendosi conto all’ultimo della piattezza degli spostamenti tra una zona e l’altra, hanno inserito i pipistrelli per dare difficoltà al videogiocatore anche in queste fasi. I pipistrelli stanno li; svolazzano in un punto preciso della mappa e appena ci si viene a contatto provocano enormi danni, a volte la morte. Probabilmente non capirete il senso di quest’ultimo passaggio.

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Beh, neanche noi. Diciamo che i pipistrelli sono l’esempio calzante di quanto Devil’s Third sia stato pensato male da cima a fondo. A tutto questo va anche aggiunta una intelligenza artificiale dei nemici indecente. Tanto per farvi capire: se i nemici si accorgeranno della vostra presenza, cominceranno a sparare nella vostra direzione. Ovviamente non gli importerà se tra voi e loro vi si trovano macchine, muri o interi palazzi; loro continueranno incessantemente il fuoco contro Ivan. Discorso a parte lo merita il multiplayer, ben realizzato e divertente. Lo scoglio dei muri invisibili che non permettono le scalate è stato rimosso e potersi confrontare contro forme di vita intelligenti è sempre più appagante che uccidere dei semplici manichini come quelli che affronteremo per tutta la durata della campagna. Purtroppo un sistema di microtransazioni, che prevede l’acquisto di uova d’oro con soldi veri per poter disporre di armi e costumi, rende l’esperienza online decisamente “pay-to-win”, cosa ingiustificabile su un titolo non free to play come Devil’s Third.

Tecnicamente parlando

Da un punto di vista tecnico siamo davanti ad un disastro epocale. Texture dalla risoluzione infima che in molti casi ritarderanno pure nei caricamenti, ambienti spogli e privi di dettagli degni di nota, effetti particellari amatoriali ed un frame rate altalenante sono gli elementi che accompagnano tutta l’avventura di Ivan. Siamo di fronte ad un titolo che avrebbe sfigurato già nel 2007/2008. Le uniche note positive del comparto tecnico sono la buona realizzazione del modello poligonale del nostro personaggio e una discreta qualità degli effetti sonori, musiche e doppiaggio.

Pro

  • Tamarro come prometteva di essere
  • Giocato ad occhi chiusi è divertente
Contro

  • Mal realizzato e mal pensato
  • Microtransazioni indegne

 

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