Intervista al Doctor Game – The Phantom Castle

Nello sconfinato mondo di YouTube, i canali che trattano l’argomento videogiochi sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni, contribuendo in qualche modo anche ad aumentare la popolarità del media. I videogiochi, di fatti, secondo l’ ultimo rapporto Google, sono ormai entrati nei trend più popolari della piattaforma, riuscendo ad eguagliare anche argomenti quali ad esempio la musica.

In questa sovrabbondanza di offerta però, come accade spesso su internet, è facile incappare in contenuti a volte troppo ripetitivi o simili tra loro, come, per fare un esempio, i canali che fanno gameplay. Fortunatamente però ci sono anche canali che riescono tutt’ora a preservare la loro originalità, ad offrire contenuti mai banali nonostante si parli, come già detto, di un argomento ormai popolarissimo come i videogiochi. Tra questi “eletti” figura anche il canale del “Doctor Game” che, con uno stile a metà tra il puro intrattenimento e il più fine documentario, parla di vecchie glorie dei videogame (e non solo) che così riescono ad essere portate alla conoscenza anche a quelle generazioni che per ovvi motivi anagrafici non hanno mai avuto il piacere di potersi approcciare con le stesse.

È quindi con immenso piacere che vi presentiamo la nostra intervista al mitico dottore, che ringraziamo nuovamente per la disponibilità, nella quale si spazia tra vari argomenti legati al nostro media preferito.

Enjoy!

Caro Doctor Game, il tuo canale tratta di videogiochi, ma più nello specifico di retrogame. Da dove viene questa particolare attenzione per il passato videoludico? Da una mancanza di stimoli da parte delle attuali generazioni?

No, non direi… Sono sempre stato un grandissimo appassionato del mondo videoludico in generale e seguo con moltissimo interesse anche le ultime uscite. La voglia di raccontare la storia di questa industria, prendendo come spunto le varie console, deriva proprio da questa passione che mi accompagna da quando avevo 5 anni. In tutto questo tempo mi sono reso conto che molte delle “guerre” e delle incomprensioni che animano la scena dei videogiocatori derivano proprio da una non corretta conoscenza degli eventi o da eccessivi “fanboysmi” basati sull’ignoranza. Nel mio piccolo sto cercando di porre una pezza alla situazione e di fare prendere coscienza, soprattutto ai più giovani, di ciò a cui stanno giocando e di cosa sta dietro a tutto ciò.

Nei tuoi video, che definirei comico-documentaristici, si possono vedere anche pezzi totalmente sconosciuti ai più, come, per esempio, l’Amstrad GX 4000 del quale ignoravo completamente l’esistenza. Ecco, hai qualche punto di riferimento per i tuoi acquisti retro? Qual è il pezzo che ti ha fatto (o che ti stà facendo) più dannare per trovarlo?

Molto mi chiedono dove trovi le console di cui parlo nei miei video…Ebbene la domanda più corretta sarebbe “dove le ho trovate”! Si tratta infatti di una collezione che porto avanti da quasi 30 anni: ogni pezzo richiama una fase specifica delle mia vita. Non saprei indicare di certo un’unica fonte di approvviggionamento, anche perchè non ne esiste una per tutto. Ci sono ovviamente dei pezzi che non riesco/posso procurarmi, vuoi per la rarità o per i costi francamente esorbitanti. Essendo un poveraccio ci sono cose che semplicemente non posso permettermi, tra cui ad esempio il Pippin di Apple/Bandai o lo Zeebo di TecToy… Aspetto sempre la classica “botta di culo”, per procurarmeli, ma temo che a questo punto non arriverà mai…

Utilizzi ancora tutte le vecchie console e giochi che possiedi o prediligi solo alcune in particolare?

Beh, posto che ovviamente non posso tenere tutto acceso e collegato, anche per una questione di gusti ovviamente preferisco giocare su alcune console rispetto che su altre. Ad esempio, per un NES, SNES, Saturn e DreamCast che non perdono mai un posticino sotto la mia tv, ci sono molte altre macchine non mi pento di aver relegato velocemente nell’armadio, vedi il 3DO o il VirtualBoy…

Altro argomento che tratti volentieri riguarda l’emulazione, che spesso ha un filo diretto con il retrogaming. Per te, è indifferente giocare a vecchi titoli su emulatori o preferisci sempre l’esperienza “dura e pura” con le console originali?

Si tratta di esperienze diverse ma allo stesso tempo assimilabili. Per quanto ritrovare il feeling “originale”, giocando sulla vera console, sia sempre la soluzione che preferisco, gli emulatori possono tranquillamente essere dei validi surrogati. Bisogna essere comunque coscienti che il gioco su emulatori è generalmente più semplice di quello originale, date le moltissime funzioni accessorie in grado di semplificare il gioco, in alcuni casi snaturandolo un po’, vedi ad esempio la possibilità di salvare ovunque o di usare cheats…

Parlando invece della tua attività su YouTube, per la realizzazione dei tuoi video hai preso ispirazione da qualcuno? Quanto lavoro c’è dietro alla realizzazione di un video? Qual è quello che ti ha dato personalmente più soddisfazione? E quello a cui hai lavorato di più?

Le mie fonti di ispirazione non sono mai state un mistero, per alcuni aspetti qualche piccola influenza arriva ovviamente dall’Angry Videogame Nerd, un mostro sacro di questo “settore” che è il padre di un po’ tutti gli youtuber. Per tutto il resto, mi piace da sempre paragonarmi ad un moderno Piero Angela, che ritengo il più importante esponente del mondo della divulgazione scientifica, di cui anch’io mi sento un po’ di far parte. Dietro ai miei video c’è quasi sempre un lavoro mastodontico. Nei casi più particolari, in cui ho fatto grande uso di effetti digitali, sono arrivato anche ad una cinquantina d’ore totali (fra scrittura, riprese, montaggio e musica) per un unico video. Un paio che ricordo sia con grande soddisfazione che con terrore (per la quantità di lavoro che mi hanno richiesto) sono la puntata insieme a Fraws, dedicata al Mega Drive, e lo special “L’Attacco dei Cloni”, che mi richiese grande concentrazione nella stesura del copione.
Alla fine si tratta di veri e propri “mini telefilm/documentari” e la cura che necessitano va, a volte, aldilà della sopportazione umana. Per fortuna è una cosa che mi piace moltissimo fare e per questo ne sento il peso solo relativamente.
Mi dispiace solo per quanti vorrebbero video più frequentemente, ma sarebbe un’impresa impossibile: youtube non è il mio lavoro o la mia vita, quelle sono cose con cui devo fare i conti ogni giorno fuori dalla piattaforma.

Tra i svariati video che si possono trovare nel tuo canale, non possono non saltare all’occhio quelli che hai dedicato alle console LCD e/o “tarocche”. Da dove viene questa malsana passione per le “cinesate” videoludiche? Devo essere sincero, per quanto possano essere ai più repellenti, a loro modo incuriosiscono anche me, sembrano console provenienti da un’altra dimensione.

Il mondo delle “cinesate” ha sempre esercitato su di me una malsana attrazione. Forse proprio per questa tipica anima di “alternativa esoticità”… Si tratta di prodotti che fanno della spregiudicatezza delle soluzioni e dell’offerta il proprio cavallo di battaglia e che, per questo, mi piace moltissimo analizzare. E poi, come fare a resistere… Sbraitare su quanto facciano pena è un ottimo toccasana per scaricare lo stress.  😉

Hai sempre affermato che la tua prima console è stata il NES e che buona parte dei tuoi migliori ricordi videoludici sono associati a titoli e console della grande N. Secondo te nel corso degli anni Nintendo ha perso qualcosa? Come giudichi il WiiU che, dopo un inizio non brillante, c’è chi dice che sia la migliore home console attualmente sul mercato (per quanto riguarda il parco titoli)?

Nintendo è stata un po’ la mia “mamma videoludica” e credo che senza Super Mario o The Legend of Zelda, oggi sarei una persona totalmente diversa. Da allora Nintendo ha, come tutte le grandi aziende del settore, vissuto incredibili alti e vergognosi bassi, fino ad arrivare oggi ad una console che forse non è venuta su come speravano in quel di Kyoto… WiiU è una grande console e lo stiamo vedendo ora che i giochi finalmente escono ad un ritmo più serrato, ma per il primo anno della sua vita è stata una macchina fantasma. Nintendo aveva le carte in regola per competere con le altre “grandi”, ma si è lasciata sfuggire l’occasione. Spero che, ora che la strada è ben definita, continui così il più possibile, almeno fino all’inevitabile obsolescenza della macchina che, purtroppo, non sembrerebbe così lontana… Un’altra situazione sullo stile del GameCube non farebbe affatto bene alla grande N.

Finiamo sempre rimanendo nell’attualità. È innegabile che i videogiochi nel corso degli ultimi anni abbiamo sensibilmente aumentato la loro popolarità, rispetto al passato, soprattutto grazie alle molteplici possibilità che sono state offerte dalla rete. Secondo te, il cambio di paradigma per cui i videogiochi non sono più fenomeno di “nicchia” ma bensì “popolare” è da considerarsi positivo o negativo? C’è stato un momento particolare nella tua vita in cui hai cominciato ad avvertire questo (seppur graduale) cambiamento?

Il vero cambiamento c’è stato durante l’epoca della prima PlayStation. Sony ha avuto il merito (o la colpa) di aver sdoganato definitivamente il videogame da passatempo per sfigati nelle loro camerette ad attività “stilosa” da condurre con gli amici nel salotto di casa, sulla TV buona. Da allora il videogioco ha subito una rapida ascesa che lo ha portato, oggi, a raggiungere e superare la portata e il giro d’affari delle industrie cinematografiche e musicali. Questo diventare di colpo un fenomeno “mainstream” ha certamente contribuito a distruggere l’immagine degradante del “nerd” patito di videogame, così famigerata fra gli anni ’80 e ’90, ma si è portata dietro degli strascichi orribili, come un lampante livellamento al ribasso non solo nella difficoltà dei giochi, ma anche nell’età media dei videogiocatori stessi, oggi forse un po’ troppo immaturi e volubili. Si spera che con l’andar del tempo le cose migliorino… 

Classe 93', appassionato di scrittura, sono videogiocatore dalla tenera età di 5 anni, da quando cominciai le mie prime sessioni di gioco con un Sega Mega Drive. Da lì in poi un amore senza fine che dura fino ad oggi. Credo fermamente che i videogiochi siano ormai componente fondamentale della nostra cultura.

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