Recensione Puppeteer

Quando una Software House decide di allontanarsi dai generi di maggior successo, simulazioni sportive e sparatutto in primis, c’è solo da gioire. È il caso di Sony Japan Studio che con Puppeteer: Kutaro e le forbici Magiche va ad arricchire maggiormente il genere dei platform. Di magico nel gioco non ci sono solo le forbici: il tutto sembra essere mandato avanti dalla magia, con un’ambientazione fiabesca e una narrazione che dir eccellente è poco. In Puppeteer si nota fin da subito il tipico stile giapponese. Il titolo è infatti la rappresentazione di una tradizione del territorio nipponico chiamata Bunkaru, nella quale è consueto l’utilizzo di marionette.  Non è un caso che Puppeteer, in inglese, significa burattinaio e puppet, appunto, fantoccio, burattino.

In un regno molto lontano, chiamato Regno della Luna, un temibile re, chiamato Re Orso, ruba le anime di innocenti bambini trasformandoli in comuni burattini di legno e, subito dopo, ne divora la testa per aumentare i propri poteri. Vestiremo i panni di Kutaro, un normale ragazzino caduto anche lui vittima dei sortilegi del malefico re. Di bambini ormai trasformati ce ne sono tanti, ma Kutaro non è come gli altri. Già, perchè in men che non si dica capisce che c’è una via di uscita, che i burattini possono ribellarsi. Capisce infatti che recuperando diverse teste, poste nei luoghi più impensati, può riuscire ad accumulare un immenso potere, tale da sconfiggere il malvagio re e da restituire le anime ai bambini innocenti. Ad aiutare il nostro piccolo burattino, ci sarà una strana strega ed una piccola fata, che potremo muovere liberamente sullo schermo alla ricerca di nuove teste ed altri oggetti nascosti.

La trama è un qualcosa di sublime: il tutto si ambienterà su un palcoscenico raccontato da un narratore onniscente. Il narratore è infatti a conoscenza di tutto: conosce le vicende e le storie di tutti i personaggi. Ma non è questa la cosa sorprendente. Ciò che stupisce è la leggerezza e la fantasia con cui i produttori di Puppeteer ci immergono nella storia. Il racconto è infatti narrato egregiamente, con colpi di scena che difficilmente troveremo in altri titoli. La trama è divisa in atti, suddivisi a loro volta in tre scene.

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È vero che Puppeteer è un platform, ma propone geniali novità al genere. Siamo un po’ tutti abituati ad un’unica ambientazione per livello: ebbene, il titolo targato Sony Japan Studios stravolge questa idea che ci eravamo fatti. In Puppeteer lo scenario è in continuo movimento. Passeremo da diverse ambientazioni magiche e fiabesche molte volte anche in una sola scena. Puppeteer è il concreto esempio di ciò che il mondo videoludico ha bisogno: rivoluzione dei generi, nuove e originali idee. Riassumendo il tutto? Qualcosa di diverso e di molto poco monotono.

Gli elementi che girano intorno a Puppeteer sono le forbici magiche e le teste. È grazie alle forbici magiche che potremo muoverci negli scenari tagliando foglie, carte e stoffe presenti in gran quantità nelle ambientazioni di gioco. Se all’inizio avremo solo il paio di forbici, con il proseguio della nostra avventura teatrale avremo a disposizione un magico scudo, capace di rispedire proiettili sparati da ambigue piante, e di proteggere il nostro piccolo fantoccio dai colpi dei nemici. La storia presenta sempre novità e colpi di scena: più avanti possiamo trovare anche il potere del ninja, grazie al quale potremo lanciare liberamente potenti bombe. Solo all’inizio, tuttavia, Puppeteer dà una sensazione di monotonia; sensazione che comunque viene “tagliata” man mano che si procede con l’avventura. Le teste sono fondamentali: ogni qualvolta perderemo una testa potremo recuperarla prima che essa sparisca. Perse per sempre tre teste, la nostra fata ci regalerà una testa bonus, che ci permetterà di ripartire dall’ultimo checkpoint.

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Già dai primi minuti di gioco, Puppeteer sembra rivelarsi un gioco facile, troppo facile, adatto solo ad un pubblico prettamente giovane. In effetti la difficoltà non è decisamente il fattore migliore. Nemmeno le boss fight daranno problemi a videogiocatori con un minimo di esperienza. Tuttavia Puppeteer è assolutamente godibile per qualsiasi fascia di età, grazie ad una trama solida e un gameplay ricco di idee originali.

Cosa manca? Ah, la grafica. Alziamoci e facciamo tutti insieme gli applausi, proprio come fanno gli spettatori che osservano nel gioco la nostra avventura. Puppeteer è un piacere da guardare. Ambientazioni realizzate alla perfezione, grazie ad un mix perfetto tra fiaba e magia che rendono vivaci e divertenti tutti gli scenari di gioco. Senza contare che sono ricche di dettagli realizzati egregiamente. Non son da meno le textures dei personaggi primari e secondari un po’ in stile cartoon. Si può dire che tutto il comparto grafico tende avvicinarsi a questo stile,  ed è anche un bene. Uno stile cartoon che si adatta pienamente alla storia del titolo.

Puppeteer è quasi completamente localizzato in Italiano. Le uniche scene in lingua inglese sono quelle canore, in cui comunque non mancheranno sottotitoli. Un comparto sonoro decisamente di alto livello, con un buon doppiaggio e delle musiche rilassanti e fiabesche che rendono ancora più magica la nostra esperienza di gioco. Kutaro dovrà fare molta strada per sconfiggere il Re Orso. La longevità del titolo è la tipica di un platform. Buona comunque, considerando che sono presenti diversi atti contenenti tre scene da circa mezz’ora di gioco. Potremo affrontare la nostra avventura in compagnia di un amico, grazie alla modalità co-op locale. Un giocatore controllerà Kutaro, il personaggio principale, ed il secondo potrà controllare la nostra fata. Una modalità di cui comunque non si sentiva una grande necessità, dato che il ruolo del secondo giocatore sarà praticamente minimo e alquanto noioso. Una volta finita l’avventura, ci sarà ben poco da fare. Gli sviluppatori non hanno infatti invogliato il videogiocatore a rigiocare Puppeteer, a causa dell’assenza di bonus o contenuti aggiuntivi.

 

Co-Fondatore di Respawn.it. Contatto mail privato: marco-lapomarda@respawn.it

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