Recensione Thief

Dopo aver riportato alla ribalta Deus Ex con Human Revolution, dopo aver rimesso in sesto l’agente 47 in Hitman: Absolution e sopratutto dopo aver riportato Lara Croft nei cuori della gente, la Square Enix Europe (o Eidos) ci riprova riproponendo uno dei suoi “eroi” meno conosciuti ma non per questo meno amati: il ladro Garrett della serie Thief. Dopo dieci anni dall’ultimo capitolo ecco tornare una delle saghe stealth per eccellenza, con un reboot che ci ha convinto in parte proponendo tanta qualità, ma anche parecchi difetti. Andiamo ad analizzare la nuova avventura di Garrett.

Sempre lo steso Garrett? NO!

Come scritto poco sopra, questo Thief non si pone come prequel, sequel o spin-off, ma come vero e proprio reboot, di cui la saga aveva un forte bisogno, sopratutto dopo dieci anni di inattività.

La storia ci mette nei panni di un nuovo Garrett, sempre prudente e sempre silenzioso. Un vero e proprio re dei ladri che preferisce essere considerato un fantasma anzichè un assassino che pur di raggiungere il proprio scopo è disposto a tutto. Ovviamente il modo di agire verà comunque deciso dal giocatore, volontà di Garrett o meno. L’avventura comincia con un furto nella casa di un nobiluomo, nel quale verremo interrotti da Erin, una vecchia conoscenza di Garrett. Erin ci chiederà di assisterla per un furto nella villa del Barone Northcrest (il sovrano della Città), ma ovviamente qualcosa andrà storto. Interrotti da quello che è un vero e proprio rituale mistico, ci sveglieremo un anno dopo, pronti ad indagare su un amnesia che ci ha tolto ogni ricordo degli avvenimenti e del fato di Erin.

Un incipit non propriamente originale, ma interessantemente narrato. La storia si farà seguire con piacere, anche se regalerà qualche colpo di scena abbastanza telefonato. Di sicuro non rimarrà impressa nella memoria del giocatore sul lungo termine, ma questo non è un problema, non per un gioco come questo.

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Il buio sarà il nostro unico alleato

Il gameplay è abbastanza classico nel suo genere. Garrett potrà avvalersi di svariati gadget atti a creare scompiglio, a disattivare sistemi di sicurezza e a spegnere fonti di luce che potrebbero rivelare la nostra presenza. Nulla di nuovo per chi ha giocato ai precedenti episodi di questa saga.

La grande novità sta nel fatto che Garrett non potrà saltare, o per meglio dire, salterà automaticamente in presenza di una sporgenza che permetta tale azione. Questo può rappresentare un problema per molti, ma vi garantiamo che il level design delle varie zone i sposa bene con questa scelta. Non è una cosa che ci mancherà, anche se creera qualche incoerenza (scaliamo i tetti come Tarzan ma non riusciamo a scavalcare un carretto di frutta?).

Altra novità è la concentrazione, un potere che il protagonista acquisirà dopo la prima missione (che fa da tutorial) che ci permetterà di attivare una vista speciale che evidenzierà tutti gli oggeti d’interesse e non solo. Anche appigli, porte, allarmi saranno evidenziati da questa feature che ci consentirà di trovare anche vie alternative in alcune sezioni. In ogni caso vi premettiamo che la concentrazione sarà l’unica abilità sopprannaturale che avremo a dispozione. Dimenticatevi il teletrasporto, o la possibilità di rallentare il tempo. Per quanto abile e preciso, Garrett è sempre umano, e come tale non invincibile e mai totalmente invisibile.

A proposito di questa umanità, il nostro eroe è un abile ladro che preferisce il silenzio al combattimento, e lo dimostra appieno. I ragazzi di Eidos infatti hanno reso le sezioni di combattimento quanto di più povero visto in questo genere di gioco. Avremo infatti a disposizone solo il manganello come arma bianca, e in un combattimento a viso aperto con più nemici la fuga sarà l’opzione più intelligente. Chiariamoci, questo è un gioco stealth, e il combattimento dovrebbe essere evitato a prescindere. Tuttavia il fatto di non avere scelta lo troviamo come una forte limitazione, sopratutto dopo che gli Arkane con il loro Dishonored hanno dimostrato che le due cose possono coesistere in armonia anche in un gioco di questo genere. Insomma, se volete essere dei predatori siete liberi di farlo, ma vi consigliamo comunque la via dell’assassino silenzioso, perchè quella del rissaiolo porta solo a caricare l’ultimo salvataggio prima del previsto. L’intelligenza artificiale invece è un grosso punto di domanda. In alcune situazioni i nemici sono cavalieri Jedi che percepiscono il più lieve tumulto nella forza causato dalla vostra presenza. In altre occasioni invece si piantano, o si rincitrulliscono, rendendo una sezione una paseggiata.

Una cosa che tuttavia cataloghiamo ampiamente come idea inutile riguarda le scalate alla Assassin’s Creed. In alcune missioni dovremo scalare delle grondaie (o tubature, poco importa) che sposteranno la visuale in terza persona e saranno lineari. Probabilmente si tratta di un espediente per spezzare il ritmo, che però poco si adatta alla fisionomia del gioco. Fortunatamente queste sezioni sono poche e brevi, quindi non ci sarà modo di odiarle più di tanto.

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La Città

La nostra base sarà la torre dell’orologio, dove Garrett potrà immagazinnare bottini e anche armi. Si tratta di un HUB principale dal quale entrare nella Città, che a sua volta ha la funzione di HUB secondario. Dalla Città infatti avremo la possibilità di accedere ad alcuni quartieri o palazzi che daranno l’avvio alla missione legata al capitolo di gioco. In qualsiasi momento potremo inoltre rigiocare i vari livelli semplicemente recandoci nel punto di avvio.

Oltre ad essere un HUB secondario la città è liberamente esplorabile. Potremo trovare quartieri o zone sicure in cui commerciare con i trafficanti del mercato nero o andare dalla regina dei mendicanti per acquisire punti concentrazione, che ci permetteranno di aumentare le nostre abilità. Inoltre ci saranno anche le commissioni che ci verranno fornite da alcuni pittoreschi individui che sbloccheranno l’accesso a veri e propri livelli inediti. Non sono approfonditi come le missioni principali, ma si rivelano molto divertenti da giocare, e approfondiscono lievemente la storia della Città. Purtroppo ci saranno molti momenti (la maggior parte) in cui la strada prestabilita sarà una e una soltanto, inusuale nel genere. Fortunatamente la rigiocabilità è garantita dai diversi approcci che è possibile utilizzare durante il gioco.

Un plauso comunque si deve dare ai grafici che hanno reso l’ambientazione veramente evocativa. Si tratta di una città con molta personalità tra la Londra Vittoriana con qualche pizzico di Steampunk. Non fanno differenza neanche i livelli che sono stati disegnati in maniera egregia, anche se verso la fine le idee vengono a mancare e il level design si fa più anonimo. Nota di merito alla missione nella clinica che da’ quel tocco di horror che spezza il ritmo generale del gioco in maniera molto intelligente.

Un ladro bello da vedere, in parte

Il motore di gioco utilizzato in THIEF è l’immortale Unreal Engine 3. Un scelta peculiare che sopperisce alla necessità di far uscire il gioco anche su piattaforme old-gen. Da una parte i ragazzi di Eidos hanno spremuto fino all’ultima goccia del motore in questione, visto che il gioco è graficamente molto buono. Il fatto che è ambientato praticamente tutto di notte, con molte zone permeate dalla nebbia, aiuta a mascherare le lacune che si rispecchiano in alcune texture decisamente vecchie (e brutte). Molto belli anche gli effetti di luce, anche se su questo punto non avevamo troppi dubbi, visto che si tratta del cuore di Thief.

Decisamente sottotono è il framerate che in tutte le versioni console next-gen (PS4-Xbox One) è bloccato a 30 fps, con molti cali durante il cambio di ambientazioni o in caso di spostamento veloce verso una zona illuminata. Un calo che di sicuro non è giustificato su next gen, dove la potenza delle due console, con un lavoro di ottimizzazione più curato, poteva far girare il gioco a 30 fps bloccate, se non di più. Il comparto tecnico è bello, ma di sicuro non eccezionale. Non tanto da giustificare i cali, e sopratutto i caricamenti. Le varie ambientazioni della città non sono caricate in streaming e non sono molto grandi. Ci saranno frequenti (e neanche troppo corti) caricamenti che spezzeranno fin troppo il ritmo del gioco. E chiaro che il gioco è stato portato e potenziato per la next gen, nascendo saldamente con in mente le versioni old.

Anche il comparto sonoro si distingue tra alti e bassi, con una campionatura ambientale ottima e un doppiaggio molto buono, almeno dei protagonisti. Il doppiaggio di guardie e cittadini invece prevede una sequela di frasi che si ripeteranno in loop in maniera odiosa. Non riuscirete neanche a tenere il conto dei carri di sbobba che i soldati chiamano a gran voce in ogni missione e non. Da questo punto di vista è caldamente consigliato giocare con il doppiaggio originale, che prevede molti più scambi di battute.

Una lungo viaggio nel buio

La longevità di Thief è uno dei suoi punti forti, questo è senza alcun dubbio un gioco lungo. La storia principale potrà durare dalle 8 alle 12 ore, a seconda di come giocheremo le varie missioni e sopratutto quanti tesori in un livello vorremo collezionare. Con missioni secondare e i vari collezionabili l’avventura può superare anche le 20 ore di gioco senza problemi.

Per dare più linfa al prodotto i ragazzi di Eidos hanno inserito anche una modalità sfida in cui potremo rigiocare alcune missioni a punteggio per poter apparire nella leaderboard mondiale. Inoltre la rigiocabilità è garantita, oltre che dai vari approcci, anche dai livelli di difficoltà, specialmente quello personalizzato, che ci permetterà di disattivare tutti gli aiuti e farci fallire la missione al primo avvistamento. Una sfida ardua, che però saprà dare più di una soddisfazione.

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