Dia Lacina, scrittrice nativo americana, attacca Horizon Zero Dawn

Sebbene Horizon Zero Dawn, la recente esclusiva Ps4 della casa olandese Guerrilla Games, abbia convinto critica e pubblico, ha ricevuto accuse di razzismo da una scrittrice di origine nativo americana, Dia Lacina.
In un articolo pubblicato la settimana scorsa, la scrittrice critica alcuni termini utilizzati nel titolo, come “selvaggio”, “primitivo” e “tribale”, accusati di rafforzare idee razziste nei confronti di una minoranza che spesso viene considerata scomparsa, ma è ancora presente nel popolo americano.
Le parole della scerittrice sono chiare:

“Questo è un problema. I nativi americani sono intorno a voi. Secondo i dati siamo solo tra il 2 e il 4% della popolazione statunitense, ma a dispetto di ciò che potrebbero farvi credere i media di massa o i pregiudizi popolari, siamo ancora qui. n realtà ci sono nativi americani che lavorano nel campo dei videogiochi. Tra le nostre fila annoveriamo giornalisti, sviluppatori indipendenti, giochi vincitori ai BAFTA e persino rockstar con dei grandi capelli (in riferimento a John Romero, il creatore di Doom). Giochi come il franchise di Turok, inFAMOUS: Second Son, il primo capitolo di Prey e Assassin’s Creed hanno poco a che fare con noi, le nostre identità e culture. E quando trattano l’argomento, lo fanno sempre in modo insoddisfacente”.
Guerrila Games si è subito difesa dalle accuse, tramite le parole del narrative designer John Gonzalez:

“L’uso dei vocaboli è stato discusso nel corso del processo creativo, per assicurarci di essere sensibili alle preoccupazioni culturali del nostro pubblico. Non abbiamo cercato ispirazione da un gruppo in particolare, abbiamo preso come riferimento culture tribali di tutto il mondo, anche in chiave storica. Ecco perché molte persone parlano dei Nora come se fossero dei Vichinghi, mentre alcuni elementi visivi ricordano i pittogrammi celtici. L’ispirazione è arrivata da molti luoghi diversi”, spiega Gonzales in un’intervista concessa a Waypoint.  “Detto questo, viste le abitudini che abbiamo al giorno d’oggi su internet, è impossibile prevedere chi se la potrebbe prendere. Di sicuro non era nostra intenzione essere insensibili oppure offendere in qualche modo.”

Che si tratti di un accusa legittima? Oppure è il solito polverone che va tanto di moda alzare sul mondo dei videogiochi? Voi cosa ne pensate?

Appassionato di videogiochi fin dall'infanzia, mi diletto su vari generi ma preferisco titoli Action, Action RPG, FPS e di simulazione sportiva. Sono un amante della grande N, anche se l'ultima generazione l'ho passata soprattutto su Sony.

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