Passione per i videogame, una nuova abilità da inserire nel proprio curriculum vitae

Negli ultimi tre decenni, i videogiochi sono diventati sempre più onnipresenti nella vita dei giovani al punto tale che il dibattito sulla presunta nocività di console e giochi vari è sempre molto acceso. Molti esperti del settore sostengono che sebbene la possibilità di essere ossessionati possa essere davvero molto alta, giocare ai videogiochi non e’ solo una minaccia per la salute ma potrebbe contribuire a sviluppare socialmente un individuo.

L’avanzare della tecnologia, infatti, ha fatto in modo che l’atteggiamento verso il mondo del gioco sia cambiato notevolmente riconoscendolo non solo come hobby ma rispettandolo culturalmente al pari di altri interessi. Secondo la ricerca condotta dalla RMIT University di Melbourne i videogiochi, a differenza dei social network, contribuiscono anche a migliorare la pagella scolastica proprio perché i videogame mettono in azione funzioni mentali legate al ragionamento e capacità di risoluzione dei problemi, intimamente connesse con le materie scientifiche. A questo proposito non ci si deve certamente stupire se l’ultima tendenza sviluppatasi nel mondo del ‘’Recruitment’’, ovvero della ricerca del personale, e’ quella di valutare positivamente chi nel proprio curriculum menziona una passione per i videogiochi.
La cosa può sembrare alquanto strana ma le motivazioni legate a quest’ultima tendenza sono davvero concrete.

Gli Esports hanno trasformato il mondo dei videogame

Se dieci anni fa qualcuno avesse detto che un giorno i videogame sarebbero stati riconosciuti come uno sport a tutti gli effetti sicuramente avrebbe rischiato di essere preso in giro a vita. Oggi con i suoi 150 milioni di spettatori, team di professionisti (anche italiani) provenienti da tutto il mondo e competizioni a livello internazionale, gli E-sport hanno raggiunto un successo inimmaginabile al pari del poker online che gli tiene ampiamente testa.
I giochi online non solo sono diventati un’importante fonte di guadagno per gli addetti ai lavori ma hanno permesso a molti giovani di diventare famose star del web anche attraverso piattaforme di streaming come Twitch o Youtube Gaming. Raggiungere un alto livello non e’ una cosa semplice per tutti, ci vuole molta abilità e impegno e bisogna anche saper dimostrare di avere delle buoni doti da show man per andare in live streaming.
Con la crescente popolarità e il riconoscimento degli esports non c’e’ quindi da meravigliarsi che in questi giorni il gioco viene preso più sul serio rispetto al passato. Tuttavia questo non ha ancora allontanato lo stereotipo di “nerd” dalla figura del giocatore che spesso viene definito come pigro, asociale o immaturo. Sebbene in molti casi giocare per ore e ore puo’ rendere davvero fisicamente inattivi e’ necessario fare una differenza tra giovani giocatori e professionisti. Il giocatore abituale, quello che durante i fine settimana gioca a Mario Kart o a Fifa, è decisamente meno attivo di chi invece gioca mettendoci tempo e fatica per avanzare di livello in giochi di strategia come Dota 2 o Minecraft. Questo tipo di giocatore sviluppa delle competenze e delle abilità che non possono essere ignorate dai reclutatori.

Cambio di generazione

Tra i motivi che hanno portato i reclutatori a rendersi conto solo adesso di queste nuove abilità c’è sicuramente un cambio di generazione. I reclutatori che oggi hanno 30 o 40 anni sono molto piu’ attenti al mondo del gioco e della tecnologia e valutano questi aspetti in un curriculum molto positivamente visto che  dietro giochi di ruolo e di strategia c’e’ sempre molto impegno e competenze particolari. Un giocatore di successo puo’ infatti applicare queste competenze provenienti dall’esperienza di gioco alla vita di tutti i giorni e sul luogo di lavoro sviluppando un’elevata capacità di problem-solving e multi tasking che altri candidati lontani dal mondo del videogame probabilmente non potrebbero avere.

Alto livello di motivazione

Consideriamo anche il fatto che i giocatori impiegano queste loro abilità solo per pura passione e raramente c’e’ un movente finanziario che li spinge a fare una buona performance. La ricompensa del giocatore proviene dalla soddisfazione di un lavoro ben fatto, di fare progressi all’interno del gioco, facendosi un buon nome nella comunita’ e sostenendo gli altri giocatori. Questo significa che tali competenze saranno facilmente applicabili nel mondo del lavoro da parte del candidato che riesce a trovare molte più motivazioni (compresa ovviamente anche la gratificazione economica) per portare a termine gli obiettivi di lavoro preposti.

Incremento dell’uso dei giochi nel mondo del lavoro  

Come sottolineato su Wired, molte simulazioni di gioco sono comunemente utilizzate come tecniche di addestramento per piloti, meccanici e altre professioni. L’efficacia dei giochi per la formazione è dovuta a ciò che può essere descritto come ‘apprendimento esperienziale’. Si tratta di studi che indicano una maggiore efficacia della formazione rispetto al classico apprendimento forzato sui libri. I giochi diventano così sempre più comuni nelle scuole e nei corsi professionali offrendo agli studenti delle esperienze diverse e una formazione sicuramente più completa rispetto ai loro colleghi che non hanno avuto la possibilità di cimentarsi con la simulazione. Nei paesi scandinavi molte scuole hanno già introdotto questo nuovo metodo d’insegnamento con molto successo che si è rivelato anche molto utile per gli studenti nel successivo passaggio al mondo del lavoro.

Un mondo sempre più digitalizzato richiede diversi standard che di giorno in giorno cambiano anche il modo di concepire il lavoro. Naturalmente non tutte le aziende valutano positivamente la passione per i videogiochi all’interno del proprio CV e continuano a preferire i metodi tradizionali. Tuttavia tentare non nuoce, soprattutto se i risultati di gioco sono molto rilevanti e possono solo apportare ottimi cambiamenti sul luogo di lavoro.

Co-Fondatore di Respawn.it. Contatto mail privato: marco-lapomarda@respawn.it

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