Recensione Aliens: Colonial Marines

Quello della serie Alien è proprio un franchise eccezionale.
Grazie a quattro film, tre spin-off, fumetti, libri e anche videogiochi, le creature create da R. H. Giger hanno dato vita ad un universo immenso.
Basti pensare a Prometheus, film del 2012 in cui vengono illustrate le origini degli Xenomorfi (i temutissimi Alien), che ha incassato tanti soldi quante critiche. E le critiche sono piuttosto comuni quando si va a modificare qualcosa in un universo ben architettato come quello di Alien, poichè basta un piccolo errore per scatenare l’ira dei fans più accaniti.

Questo non ha però scoraggiato Gearbox, che nel 2008 decise di annunciare Aliens: Colonial Marines, titolo incentrato sulla battaglia dell’umanità contro gli Xenomorfi.
Quello di Aliens: Colonial Marines, però, è stato uno sviluppo travagliato, tanto che solo pochi giorni fa, quasi 5 anni dopo l’annuncio, il titolo è potuto arrivare nei negozi.
Come dice il titolo, nel gioco interpreteremo un membro dei Colonial Marines degli Stati Uniti d’America, il Caporale Winter, inviato con la sua squadra in soccorso della USS Sulaco, nave sulla quale si trovano i quattro superstiti dello scontro con la Regina Xenomorfa di Aliens: Scontro Finale (secondo episodio della tetralogia cinematografica di Alien). Aliens: Colonial Marines infatti si pone come seguito diretto di questo film, riprendendone anche tutte le armi (Fucili a Impulsi, Smartgun, Lanciafiamme, ecc…) le quali sono state riprodotte alla perfezione. È presente addirittura lo Scanner della zona, identico a quello mostrato nel film tanto nell’aspetto, quanto nella modalità di utilizzo.
La sceneggiatura è ottima, anche perchè è stata curata da Bradley Thompson e David Weddle (due tra i più famosi sceneggiatori di telefilm sci-fi), e perchè riesce a raccontare una storia nuova senza snaturare l’essenza dei film.

Aliens: Colonial Marines si pone come un First Person Shooter, in cui è chiaro l’intento di volerlo rendere quasi un survival-horror. Le meccaniche sono quelle classiche di un FPS, tranne in una specifica (e breve) sequenza di gameplay in cui, poichè ci troviamo disarmati e dobbiamo muoverci molto lentamente, il gioco acquisisce tutti i connotati di un survival-horror. Nel resto del gioco, comunque, la componente action risulta preminente e spesso i livelli si riducono ad un mero “avanza e spara a tutto ciò che si muove”.
I nemici che ci troveremo di fronte non saranno solo i “comuni” Xenomorphi, ma anche i membri della Weyland-Yutani, celeberrima azienda che nei film ha sempre cercato di preservare l’esistenza della razza aliena. Inoltre, in alcuni rari casi ci troveremo di fronte a specifiche varianti di Xenomorfi, che rappresentano delle sorte di mini-boss.

Dal lato grafico, oltre al particolare impegno di Gearbox nell’illuminazione degli scenari, non c’è molto altro. L’UDK ha permesso al titolo di raggiungere buoni livelli in quanto a definizione, ma è comunque sottotono rispetto alle ultime produzioni del 2013. Tuttavia, sia gli interni, sia la superficie del pianeta LV-426 sono in linea con quanto visto nelle produzioni cinematografiche e grazie al già citato sistema di illuminazione, che lascia nell’ombra alcune parti dello scenario, il pericolo potrebbe sempre essere in agguato.

La difficoltà non è particolarmente elevata. A livello normale, gli Xenomorfi si possono abbattere con poche munizioni, e comunque si può riuscire a completare la campagna senza grosse difficoltà. Capiterà raramente di essere a corto di munizioni, poichè spesso ci si potrà rifornire dai cadaveri dei nemici umani.
I nemici umani lasceranno anche pezzi di armatura. Questi andranno a riempire la barra dell’armatura, che rappresenta una seconda barra della vita. Una volta vuota la barra dell’armatura, la vera barra della vita potrà essere intaccata. Tutto ciò rappresenta un ulteriore vantaggio per il giocatore, a scapito della difficoltà globale del titolo.

Per quanto concerne la longevità, la campagna è composta da 11 missioni della durata di mezz’ora ciascuna circa. In totale sono circa 5-6 ore di campagna, decisamente poche. La rigiocabilità del titolo è comunque aiutata dalla possibilità di giocare la campagna in co-op online, oltre alla modalità multiplayer nella quale 2 squadre, una di marines e una di xenomorfi, si scontrano in partite deathmatch. La peculiarità di questa modalità, sta nella possibilità di giocare dalla parte degli xenomorfi, il chè permette di utilizzare un gameplay completamente nuovo.

Il comparto sonoro invece è stato importato direttamente dai film di Alien. Questo comprende tanto gli effetti sonori delle armi, quanti alcuni dei tempi che compongono la colonna sonora del titolo. Inoltre, il titolo gode di un ottimo doppiaggio in italiano.

Globalmente, Aliens: Colonial Marines si pone come un titolo buono ma non eccellente. Sfrutta le licenze in modo ottimo, ma non osa fare di più. Per gli amanti dell’universo di Alien rappresenta un acquisto obbligato, mentre i bug e i glitch grafici che ogni tanto spuntano all’interno del titolo, potrebbero far storcere il naso ai gamer che si avvicinano per la prima volta al mondo degli xenomorfi.

Aliens: Colonial Marines è disponibile per Xbox360, PS3 e PC. È prevista anche una versione Wii U che però non ha ancora raggiunto i negozi.

Nintendaro, Marvel fanboy, collezionista. Amante di film, serie tv, fumetti e (ovviamente) videogiochi, a tempo perso cerco di laurearmi in ingegneria. Mail: sistoernesto@respawn.it

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