Recensione Dark Souls II: Scholar of the Firts Sin

Con l’arrivo delle console di nuova generazione, la “next-gen” la chiamavamo un paio di anni fa, noi videogiocatori ci siamo trovati di fronte ad un fenomeno che, a poco a poco, è andato a diffondersi come la più impertinente delle macchie d’olio. Stiamo parlando delle cosiddette Remastered. Tanti, troppi, sono i titoli appartenenti alla old gen che gli sviluppatori hanno deciso di riportare in formato Full HD sulle nuove console di casa Microsoft e Sony:  Xbox One e PS4. E si possono trovare tutte le scuse di questo mondo, ma alla fine la motivazione di tale scelta è solo e soltanto una: semplice operazione commerciale.

Fortunatamente, però, non tutti i mali vengono per nuocere; ci sono alcuni casi, infatti, in cui tali remastered arrivano a rappresentare addirittura dei veri e propri must have (considerando poi l’ottima qualità del gioco originale). Dark Souls II: Scholar of the First Sin , versione riveduta e corretta del secondo capitolo della serie di casa From Software, ne è un esempio lampante.

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Dark Souls II è stato pubblicato a marzo 2014 su Xbox 360, PS3 e un mese dopo su PC Windows, ed è il secondo episodio (terzo se consideriamo anche Demon’s Souls) della riuscitissima saga Souls, diventata famosa per la sua notevole difficoltà. Ma con l’arrivo delle nuove console e (come detto in apertura) con l’avvento delle cosiddette Remastered, From Software non ha perso tempo ad annunciare l’arrivo del gioco anche su PlayStation 4, Xbox One e (ancora) PC tramite questa nuova versione denominata Scholar of the First Sin. Quest’ultima è stata ufficialmente rilasciata il 2 aprile 2015, quasi in contemporanea con l’esclusiva per PlayStation 4 Bloodborne, altra opera di From Software.

Dark Souls II SOTFS si presenta con una grafica migliorata rispetto al gioco originale. La risoluzione è stata portata a 1080p e il framerate, finalmente, elevato fino a 60 FPS. Gli effetti di luce e ombre, i riflessi sulle armature e sulle lame delle spade, una più ampia profondità di campo e nuove texture in alta definizione: tutti elementi che gli sviluppatori hanno deciso di pompare al meglio delle loro possibilità. Certo, non aspettatevi di ritrovarvi di fronte ad un gioco completamente nuovo sul lato grafico, stiamo parlando pur sempre di una semplice remaster di un gioco che, tra l’altro, aveva già di suo parecchi limiti tecnici; le migliorie ci sono e svolgono abbastanza bene il loro ruolo (soprattutto per quanto riguarda il framerate) ma dubitiamo che vi faranno gridare al miracolo.

Ma il punto della questione non è (solo) la grafica; in Dark Souls II SOTFS gli sviluppatori non si sono  limitati semplicemente ad aggiungere qualche pixel in più, i cambiamenti più sostanziali risiedono soprattutto nel gameplay. La novità più interessante, infatti, la si può ritrovare nei nemici. Quest’ultimi si presentano adesso molto più minacciosi rispetto al gioco base, “grazie” sopratutto a nuovi (e pericolosi) pattern d’attacco di cui faranno spesso uso e ad una IA notevolmente migliorata. Durante una sessione di gioco mi è capitato infatti di essere inseguito costantemente per una lunga sezione di mappa da un nutrito gruppo di scheletri, i quali mi hanno infine raggiunto, circondato e ucciso. Inoltre, sempre per aggiungere un pizzico di pepe in più, i ragazzi di From Software hanno deciso di cambiare in maniera abbastanza radicale il posizionamento di alcuni di essi. Quindi, dove penserete di trovare un innocuo soldato zombie, in questa nuova edizione potreste ritrovarvi magari ad affrontare un cazzuto Persecutore, oppure il nuovo invasore Forlon (e in tal caso, come si suol dire… sono cacchi). Tutto ciò, ovviamente, va ad innalzare ulteriormente la difficoltà del gioco, che per gli amanti delle sfide e dei Souls in generale è sicuramente un’ottima cosa.

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Le novità di Scholar of the First Sin però non riguardano esclusivamente i nemici. Sono stati aggiunti infatti nuovi NPC con cui parlare ed interagire, mentre alcuni dei testi relativi a personaggi già presenti sono stati completamente riscritti. Il nuovo personaggio per eccellenza in questa edizione è, appunto, Scholar of the First Sin, il quale avrà un ruolo molto importante per la trama, consentendoci di completare il gioco con un finale totalmente inedito.

Altre modifiche riguardano poi gli oggetti. Sono state aggiunte alcune chicche davvero interessanti, come l’inserimento di un nuovo anello, L’Agape,  che sarà utilissimo nelle sessioni di gioco online, permettendovi di gestire e conservare in modo più semplice le anime ottenute con le uccisioni. Riguardo all’appena citato comparto online, c’è da fare anche qui una piccola precisazione. In SOTFS sarà possibile cooperare con più giocatori contemporaneamente (per un massimo di sei utenti), e sarà molto più facile incontrarsi in partita grazie ad una migliore gestione dei segni di evocazione. Ciò contribuirà a rendere molto meno frustranti le nostre partite in multiplayer con gli amici.

Ennesima aggiunta che va assolutamente menzionata riguarda l’inserimento di tutti e tre i DLC rilasciati (a pagamento) nella versione standard. Le tre espansioni della Lost Crowns Trilogy le ritroverete inserite in tutto il “pacchetto” e saranno accessibili fin da subito. Un dettaglio che va ad aumentare notevolmente la longevità del titolo, la quale potrebbe raggiungere anche le 140 ore di gioco.

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