Recensione Forza Motorsport 5

Alla sua uscita nel lontano 2005 pochi si sarebbero immaginati il successo che Forza Motorsport, o per meglio dire il brand Forza, avrebbe avuto su tutti i videogiocatori. Allora si trattava di un gioco ottimo in ogni sua parte. Molto avanti per l’epoca in cui uscì. Purtroppo a causa delle vendite non eccezionali della prima console Microsoft non riuscì a scalfire i record che intanto la sua controparte di casa Sony, Gran Turismo, mieteva sia a livelli di vendita che di critica.

Fortunatamente il grande successo di Xbox 360 era riuscito a far conoscere ai più le grandi saghe di Microsoft, compresi i seguiti del primo lavoro di Turn 10, che pubblicando ben 3 capitoli principali su quella che è ormai la vecchia generazione, sono riusciti a diventare la saga di guida per eccellenza e il rivale diretto del Gran Turismo di Yamauchi.

Oggi a quasi nove anni da quel giorno siamo a recensire il quinto capitolo, gioco di lancio della terza piattaforma da gioco di casa Microsoft. Vediamo insieme se l’eccellenza, marchio di fabbrica di Turn 10, è rimasta una fondamentale in ogni comparto del gioco.

Differenze alla mano: il Pad

Prima di cominciare a disquisire sulle qualità tecniche e contenutistiche del gioco, una menzione speciale va fatta al nuovo Gamepad della Xbox One. Già in fase di presentazione della console i ragazzi di Turn 10 hanno comunicato il loro coinvolgimento nella progettazione della console e del Pad, ma solo in gioco ci accorgiamo dell’importanza di questo coinvolgimento.

Una volta cominciata la gara iniziale (ambientata a Praga con la magnifica McLaren P1) ci accorgiamo subito che, oltre all’ottima ergonomia del Pad, qualcosa è cambiato nelle vibrazioni. Il nuovo Pad permette infatti di simulare diversi tipi di situazioni di guida imitando sensazioni diverse per la guida su sterrato, la frenata con e senza freno a mano, il cambio. Per iscritto sembrano piccolezze, ma giocandolo ci si accorge che si tratta di un vero e proprio valore aggiunto al gioco. Ne sentirete la mancanza non appena le vibrazioni vengono disattivate (a noi è capitato con le batterie scariche del Pad) e ci siamo sentiti come privati di una parte fondamentale di gameplay.

È naturale che per giochi di questo genere il volante rimanga la miglior opzione disponibile, ma se non avete spazio o denaro per poterlo comprare, allora possiamo dirvi in assoluta maniera che il Pad di Xbox One è la miglior alternativa possibile.

Ma è un gioco o la realtà?

Inutile dirvelo visto che probabilmente tra anteprime e demo, tutti gli appassionati hanno subito notato il magnifico lavoro svolto nella cura di ogni vettura disponibile.

Le macchine sono tutte riprodotte fedelmente nei minimi dettagli, e tutte potranno godere della possibilità di essere esplorate con l’autovista anche negli interni o sotto il cofano. Si tratta di quello che ad oggi possiamo definire il gioco tecnicamente meglio realizzato su console (anche se la concorrenza si fa sempre più agguerrita) e vedere in movimento ognuna di queste vetture è una vera e propria gioia per gli occhi.

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Notevole il lavoro svolto anche per le piste, ricchissime di dettagli e di contorni ben realizzati. Il colpo d’occhio è impressionante anche per i dettagli in lontananza, che in alcune piste sono veri e propri scorci da cartolina.

Peccato che tale magnificenza sia in alcune piste poco presente. Alcune location infatti si presentano bene a livello generale, ma più povere rispetto ad altre. Nell’impatto complessivo non si tratta di un grosso problema, ma di sicuro (colpevole anche il numero ridotto di location) presto o tardi l’utente più smaliziato storcerà un po’ il naso verso alcune cose decisamente non all’altezza di Forza 5.

Le modalità: un punto di Forza

A parte la classica modalità carriera che ci vedrà correre per le varie parti del mondo in gare di classi differenti e con restrizioni diverse, possiamo sempre fare affidamento sull’ottimo multiplayer e sopratutto sull’ottima Community del gioco (uno dei punti forti di questa serie) che ci permetterà di condividere video, foto, livree e design. Si segnalano poche differenze rispetto ai precedenti capitoli.

Nel Single player saremo accompagnati per ogni evento da un preludio narrato da uno dei ragazzi di Top Gear (Jeremy Clarkson, Richard Hammond o James May) che ci racconteranno un po’ di storia della categoria selezionata con il tipico umorismo che li contraddistingue. Un piccolo extra che spezza non troppo il ritmo e fa strappare qualche risata.

Oltre alle succitate modalità, c’è anche la possibilità di affrontare i rivali per scalare la classifiche mondiali con una determinata vettura su una determinata pista, permettendoci comunque di ottenere i crediti di gioco e aumentare il livello del nostro avatar.

A proposito di questi ultimi, i crediti nel gioco ce li dovremo sudare guidando, e tanto. Infatti le vetture sono molto costose e inizialmente poco accessibili. Ovviamente mixando le varie modalità, in cui guadagneremo crediti, livelli e supporto delle case produttrici, raggiungere tale cifra non sarà impossibile, ma comunque si tratta di un viaggio parecchio lungo.

Mentre vi scriviamo, la Turn 10 ha pubblicato un aggiornamento per equilibrare i costi delle vetture, ma anche così vi confermiamo che comprare le vetture migliori sarà comunque un’impresa lunga.

Drivatar: The First Carbender

Una cosa che invece arriva come una ventata di aria fresca nella saga è di sicuro l’implementazione del Drivatar. Si tratta di un sistema che si calibrerà nelle prime gare del gioco creando una versione virtuale basata sul nostro modello di guida che continuerà a migliorarsi nel corso del gioco.

Il nostro Drivatar infatti continuerà a gareggiare nelle partite dei nostri amici (ma anche di sconosciuti) accumulando crediti in base alla posizione raggiunta dal nostro io virtuale.

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Ogni giorno ci verrà accreditato l’importo in crediti guadagnato dal Drivatar con anche il numero di gare a cui ha partecipato.

Naturalmente la stessa cosa vale per tutti i giocatori del globo, quindi dimenticatevi la cara e buon intelligenza artificiale. Le nostre gare in single player si correranno contro i Drivatar dei nostri amici e dei giocatori del resto nel mondo. L’imprevedibilità delle situazioni è assicurata, visto che grazie al lavoro del cloud di Xbox One, il Drivatar è riprodotto fedelmente in base allo stile di guida del giocatore. Ci sarà chi correrà regolarmente e ci sarà chi non ci penserà due volte a buttarci fuori pista.

Non per questo non sono presenti i livelli di difficoltà: già a livello normale i Drivatar garantiranno una sfida al di sopra della media (molto dipende anche da chi viene pescato per correre), ma ai livelli più alti giocherete con i Drivatar di giocatori che hanno fatto registrare tempi migliori del vostro, portando il livello di sfida a essere valutato in base al livello di masochismo del giocatore.

Un sistema che troviamo veramente eccezzionale, e speriamo di vederlo sfruttato a dovere anche in altri giochi, visto che le applicazioni dello stesso sono incredibilmente varie.

E il resto?

Per quanto riguarda il gameplay ci troviamo di fronte al capitolo migliore della serie. Ogni vettura riprodotta ha un suo feeling: una sua anima, diciamo. Ci troveremo molto presto ad avere le nostre preferite in ogni categoria, e cominceremo ad odiare altre che non si adattano al nostro stile di gioco.

Inizialmente giocheremo con tutti gli aiuti attivi (come da tradizione), ma potremo disabilitare tutto quello che non è in linea con il nostro tipo di gioco. Volete i danni meccanici e l’usuramento delle gomme? Basta sceglierlo. Non volete il controllo di trazione o l’ABS? Non c’è problema. Ovviamente questo renderà il gioco più difficile, ma ci premierà anche con una percentuale in più di crediti che, visto il costo esorbitante delle vetture, ci faranno molto comodo.

Ritorna anche il tanto odiato/amato sistema di riavvolgimento. È vero che tale sistema facilita molto il gioco, ma va anche detto che per ogni volta che utilizzeremo questa opzione ci verrà tolto un punto percentuale sulla nostra vittoria complessiva. Occhio quindi a non abusarne.

Il dolce rombo dei motori

A livello sonoro ci troviamo di fronte ad un lavoro ottimo come nei precedenti capitoli. La campionatura dei suoni delle vetture e ottima e tutti gli effetti associati alla guida sono sempre al TOP.

Le musiche invece sono poco incisive, anche se ci domandiamo chi le tenga attive in fase di gara, quando si può sentire il dolce rombo delle vetture a piena potenza.

Di sicuro per un simulatore di guida non ci aspettavamo chissà quale colonna sonora, ma la stessa fa bene il suo dovere, anche se immaginiamo che la maggior parte degli utenti disabiliterà il volume della musica per sentirsi a pieno gli effetti ottimamente riprodotti dei motori.

DLC…DLC Everywhere

Letta fino a qua la recensione ritrae un gioco ottimo sotto tutti i punti di vista, vero? Peccato che non sia così. Purtroppo il lavoro di Turn 10 ha una falla: i contenuti. Una falla alquanto importante, vista la mole del titolo e sopratutto l’eredità dei precedenti capitoli.

La longevità è seriamente minata dalla presenza di poche location, sopratutto paragonandolo a quella dei precedenti capitoli. In Forza Motorsport 5 avremo in totale 14 tracciati, di cui ognuno suddiviso dai 2 ai 4 minitracciati. Il numero di piste in questo caso non è basso, ma le stesse location presto ci verranno a noia. Tenendo in conto anche la mancanza di variazioni atmosferiche o ciclo giorno e notte, il ridotto numero di location si ritrova ad essere il difetto maggiore di questa produzione.

Altra nota dolente è il parco macchine ridotto rispetto al precedente capitolo della serie. Avremo a disposizione 200 macchine, che per quanto ben realizzate, sono comunque meno della metà rispetto a Forza Motorsport 4. Immaginiamo che il team di sviluppo di fronte alla scelta di far uscire un gioco qualitativamente all’altezza per il giorno di lancio abbia dovuto ridurre la mole contenutistica del titolo, e ci può stare. Quello che però troviamo poco carino è proprio la presenza di un DLC con Car Pack a pagamento già il primo giorno.

La longevità del gioco, a causa di queste due pesanti mancanze, ne risente in maniera a dir poco estrema. È proprio grazie alla community che però si riesce ad avere un assaggio di quell’infinità di ore spendibili con i precedenti capitoli.

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