Recensione Shin Megami Tensei Devil Summoner: Soul Hackers

Correva l’anno 1995 e in Europa cominciava l’era della quinta generazione di videogiochi grazie all’uscita delle nuove console casalinghe a 32-bit con lettori CD quali la primogenita di casa Sony, Playstation, e la nuova periferica di casa SEGA, Saturn. In esclusiva per quest’ultima la società giapponese Atlus sfornò in quello stesso anno un nuovo capitolo della sua fortunata serie di giochi di ruolo Shin Megami Tensei, prima Megami Tensei, sotto forma di uno spin-off che aggiunse al titolo originale il nome di Devil Summoner, capitolo che ancora oggi continua ad essere un’esclusiva giapponese anche dopo l’uscita del suo porting su PSP.
Due anni dopo (1997) la Atlus replicò con un seguito di Devil Summoner chiamato Soul Hackers, protagonista della nostra nuova recensione che, dopo ben 16 anni dalla sua uscita su Saturn e dopo 14 anni dal porting per Playstation, perde l’esclusività giapponese per arrivare nel nostro territorio con un porting per 3DS pieno di novità e giocabile in una lingua a noi ben più comprensibile, ovvero l’inglese.

Welcome to Amami City

Cinque anni fa, il “Progetto di Modernizazione urbana proposta dal governo cambiò la certe in tavola di una cittadina dormiente, una città poi rinata come la nuova “cyber-metropoli”, completamente connessa con il mondo online: Amami City. Ora le persone ben si sposano con questa scelta di vita rinnovata e tutto sembra funzionare gloriosamente, ma dietro la luce si annidano sempre le ombre. Una nuova forma di organizzazione chiamata Phantom Society crea e mette in commercio un nuovo mondo virtuale chiamato Paradigm X, programma che, dietro alla “maschera” di città virtuale, cattura ogni anima umana che lo usa.
E qui entrano in gioco il nostro protagonista “senza nome”, la sua amica d’infanzia Hitomi e il loro gruppo di hackers, gli Spookies, intenzionati a bloccare e sconfiggere la Phantom Society con l’aiuto di Nemissa, entità demoniaca femminile che prende possesso del corpo di Hitomi per rimanere in vita e scoprire la verità, e del COMP, una sorta di pistola/computer portatile che permette ad una determinata persona, nel nostro caso il protagonista di turno, di evocare demoni rendendolo così un Summoner, un evocatore. Una storia che, nella sua durata minima di 30/40 ore per la sola trama principale, tiene un andamento abbastanza lineare ma ben magistrato, dal tratto originale, eccentrico, così come ci hanno ben abituato gli altri titoli della saga, a parte il basso numero di missioni secondarie. Una trama dunque piena di rivelazioni, colpi di scena e temi maturi, che riuscirà a catturare il giocatore, il quale si troverà catapultato in un mondo contorto, un limbo tra tecnologia e sovrannaturale e dal design accattivante, un giocatore che si ritroverà ad immedesimarsi pienamente nel protagonista grazie ad un sistema di scelte e strategie degno di nota, un giocatore che si affezionerà sia ai personaggi primari che ai secondari… che ai demoni, fedeli compagni (e nemici) d’avventura.

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Gotta Catch’em All!

Il punto forte di questo gioco, così come in ogni titolo del brand, è proprio l’uso e l’interazione con i demoni che compaiono nel gioco, presi direttamente da varie leggende folkloristiche come la fata Pixie e il pupazzo di neve Jack Frost, tipici della serie. Infatti durante la nostra esplorazione dei dungeon in pure stile Dungeon Crawl in prima persona, categoria di giochi di ruolo di cui fa parte il titolo in questione e in cui il giocatore si fa largo in un “labirinto” combattendo e cercando segreti e tesori, incontreremo un infinità di demoni di varia natura, ognuno con il suo tipo, il suo carattere e la sua mentalità. Ma andiamo con ordine:
tralasciando il sistema di esplorazione della metropoli, basata sul semplice movimento del protagonista tramite un cursore che rende il tutto abbastanza blando, si ha un sistema di dungeon e di combattimenti casuali classici del genere ma allo stesso tempo profondi, che faranno la gioia dei vecchi videogiocatori e che offriranno una buona sfida a tutti, sopratutto ai neofiti, sempre che questi ultimi non snobbino questo genere di videogioco ormai molto di nicchia. Il COMP è il cuore dell’organizzazione del giocatore e permetterà ad esso di evocare demoni, organizzare il party, installare software di diverse utilità che vanno dal salvare in ogni momento del gioco al curarsi gli HP ad ogni passo, senza contare gli hack che permettono al giocatore di organizzare meglio l’andamento del gioco grazie al cambio di difficoltà, lo sblocco immediato delle mappe e altre cose che potrebbero aiutare un neofita o comunque qualcuno che prova difficoltà nel continuare e quindi rendendo il gioco in generale molto malleabile e giocabile a tutti i tipi di giocatori con feature che, per esempio, aumentano la percentuale di punti Magnetite, punti con cui il protagonista potrà evocare mostri, curarli e avanzare con loro (se si hanno demoni in squadra i punti infatti scenderanno ad ogni passo).
Ma torniamo al punto iniziale di questa parte: catturare i demoni, e non solo.
Come è stato inizialmente accennato, i demoni che incontreremo saranno molti e tutti diversi, ognuno col suo tipo e il suo carattere, come se fossero umani. Questo porterà il giocatore a parlare con loro per riuscire a convincerli ad entrare in squadra, se non combattendoci o regalandogli qualcosa (come soldi o oggetti). Esempi? Incontrerete un Jack Frost gentile e simpatico? Premete su TALK per cominciare una discussione su gusti e opinioni, e dipende da quello che piace a te e/o a lui egli vedrà se stare con te, contro di te o andarsene e basta, oppure incontrate uno Slime, di carattere brusco e folle che ha istinti omicidi e vuole sentire grida umane, che chiederà appunto un bel grido di paura per essere soddisfatto, a meno che non attacchi direttamente.
Attenzione però: una volta ottenuti i demoni e messi nel party non cresceranno e non avranno un sistema di sviluppo come i protagonisti, basato sulla classica esperienza di fine combattimento e i punti da smistare tra le statistiche dopo esser salito di livello, ma rimarrano così come sono. La cosa giusta da fare? La fusione. Come ogni MegaTen che si rispetti si potranno infatti fondere i demoni tra loro per crearne altri più potenti (se non più deboli), con insiemi di 2 o 3 mostri, senza contare i diversi tipi di fusione e le fusioni con le armi, con le quali infondere il potere di un demone nella propria spada per aumentarne le statistiche e cambiarne l’elemento. Insomma, un gameplay profondo e complesso per un gioco profondo e complesso.

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16 anni e non sentirli…?

Dopo aver parlato del gameplay e di quanto quest’ultimo possa essere profondo ed impegnativo nella sua classicità anche dopo tutti questi anni passati, si può dire lo stesso del resto? Ci sono novità rispetto alla due vecchie versioni? La risposta è sia sì che no.
Il comparto tecnico non è variato molto dai vecchi titoli, portandoci quindi davanti ad una grafica abbastanza “basilare”, priva di qualsivoglia menù raffinati e animazioni complesse, a parte i sporadici filmati in CG durante la storia. Filmati che rimangono comunque immutati da allora e che si rivelano non proprio una gioia per gli occhi, sopratutto se si parla per i nuovi giocatori che pretendono una grafica all’avanguardia. C’è da dire però che l’impianto grafico viene mascherato da un design ricercato e di grande stile, sia quindi per quanto riguarda i demoni sia per l’ambientazione generale, che potrebbe rendere comunque godibile la visione generale del gioco.
Il comparto sonoro è invece di ottima fattura, che non sente molto il peso degli anni grazie ad una rimasterizzazione degli effetti sonori e delle musiche, quest’ultime molto azzeccate a parte qualcuna non proprio indimenticabile, e un doppiaggio inglese di grande impatto grazie ad una recitazione di alto livello dei doppiatori.
Le novità non sono numerose ma buone. Oltre ad una nuova intro, nuovi controlli, caricamenti minori e veloci e il doppiaggio di cui abbiamo parlato prima, vediamo l’aggiunta di nuovi demoni, tra cui spicca Nemechi, demone esclusivo di questo gioco che comprende uno spazio apposito nel menù di gioco e che consente al giocatore l’utilizzo di feature esclusive della console, ovvero lo StreetPass, con il quale si può far crescere a trasformare il proprio Nemechi e trovare nuovi demoni, e nuovi boss e personaggi, tra cui Raidou Kuzunoha XIV, personaggio preso direttamente dai successivi capitoli di Devil Summoner usciti per PS2 nel 2006 e nel 2008.

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